La tradizione popolare fa risalire alla leggenda del ratto delle venafrane le origini del primo insediamento di Bonefro.
 

 

 


 
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LE ORIGINI E L’EVOLUZIONE DEL PAESE TRA LEGGENDA E STORIA

La tradizione popolare fa risalire alla leggenda del ratto delle venafrane le origini del primo insediamento di Bonefro.

Si narra che nella seconda metà del X secolo alcuni pellegrini partiti da Venafro e diretti al santuario di S. Michele Arcangelo nel Gargano, durante l’ultima sosta prima di raggiungere la meta, furono assaliti da alcuni pastori locali che rapirono le loro donne.

I pastori e le donne rapite, rassegnate al loro destino, diedero origine ad un piccolo insediamento il quale fu chiamato Venifro in ricordo di Venafro.

Le prime notizie documentate riguardanti l’esistenza di un castello di Binifro o Benifro si fanno risalire ad un diploma del 1049, contenente la notizia della donazione del monastero di S. Eustachio, fatta da un conte dei principi longobardi di nome Adelferio, al monastero di Montecassino.

La presenza del castello nel 1049 permette di ipotizzare, in modo sufficientemente preciso, la nascita del primo nucleo abitativo in epoca longobarda (seconda metà del IX secolo).

Il dominio longobardo terminò nella seconda metà dell’XI secolo ad opera dei Normanni e in questo periodo Bonefro viene aggregato alla Capitanata.

Durante i tre secoli successivi la storia di Bonefro si confonde con le vicende dei Normanni, degli Svevi e degli Angioini, fino all’inizio della dominazione degli Aragonesi, durante la quale il feudo di Bonefro viene citato in diversi documenti.

Documenti storici successivi, datati dalla metà del XV secolo all’inizio del XIX, riportano le vicende riguardanti i numerosi passaggi di proprietà relativi al feudo di Bonefro con l’indicazione precisa delle famiglie nobili coinvolte e della loro origine: i Boccapianola, David De Guerris, i De Corrado, i Di Guevara, Beatrice Milano, i Castelletti, i Mastrogiudice e infine i Ceva Grimaldi .

Agli inizi del XIX secolo fu proclamata da Giuseppe Bonaparte, re di Napoli e di Sicilia, l’eversionedella feudalità che, abolendo tutte le antiche prestazioni feudali e i diritti proibitivi, lasciò ai baroni le sole terre di loro effettiva proprietà.

Il periodo successivo fu segnato dall’avvento delle idee e dei principi rivoluzionarifrancesi che però a Bonefro, come in tutto il Meridione, non riscossero subito un consenso apprezzabile, nonostante il grave colpo subito dalla monarchia borbonica, durante il decennio francese, con l’avvio e l’attuazione di importanti riforme come: l’eversione della feudalità, la soppressione degli ordini monastici possidenti, la divisione dei demani feudali ed ecclesiastici, il Codice Napoleonico, la compilazione dei catasti, l’unificazione delle imposte, l’istruzione elementare obbligatoria, il riordinamento dell’assistenza sanitaria e sociale, il riordinamento del sistema amministrativo e giudiziario.

Nell’ambito della riorganizzazione amministrativa promossa da Giuseppe Bonaparte, Bonefro fu inserito nella Provincia di Capitanata e Contado del Molise. Successivamente, su richiesta del Decurionato di Bonefro, motivata da ragioni di comodità, fu aggregato alla provincia di Molise.

La sconfitta di Napoleone Bonaparte e la restaurazione riportarono i Borboni sul trono del Regno delle Due Sicilie senza disappunto particolare tra la maggior parte della popolazione dei paesi del regno, tra i quali figurava anche Bonefro.

Il regno dei Borboni nei decenni successivi non si dimostrò particolarmente illuminato e questo provocò il diffondersi di un’attività rivoluzionaria clandestina che reclutò seguaci anche a Bonefro, pronti a palesarsi in occasione di circostanze propizie.

La storia successiva, prima e dopo l’unità d’Italia, è stata segnata da vicende comuni a tutte le piccole comunità del Meridione come rivolte, brigantaggio, angherie della classe politica, guerre, miseria, emigrazione, e successivamente spopolamento e invecchiamento della popolazione, con qualche tentativo di mettere in atto strategie per arrestare i fenomeni negativi, seguito a volte da timidi segnali positivi.

 

 

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